Scelta agenzia
10 trucchi nei preventivi sito web da riconoscere subito
I 10 trucchi più comuni nei preventivi sito web: prezzi gonfiati, voci nascoste, scadenze false. Come smascherarli e contromosse pratiche.
Stefano Prandi — 2026-06-16
Hai chiesto tre preventivi per il tuo nuovo sito. Uno costa 1.200 euro, uno 4.800, uno 11.000. Per lo stesso identico progetto. Non è un caso: è il modo in cui funziona un mercato senza listini ufficiali, dove la confusione del cliente è parte del modello di business di molti.
In dodici anni di lavoro come freelance ho visto centinaia di preventivi della concorrenza, e i trucchi per gonfiare i prezzi o nascondere fregature sono sempre gli stessi. Li riconosci, li smonti, paghi il giusto. Non li riconosci, ti ritrovi a pagare il doppio per metà del lavoro.
Ecco i 10 più comuni, con la contromossa pratica per ciascuno.
1. Il "pacchetto chiavi in mano" senza specifiche
Come si presenta: una riga sola — "Sito vetrina chiavi in mano: €2.900" — senza dettagli. Oppure un PDF con tre voci macro: "Progettazione", "Sviluppo", "Pubblicazione".
Perché è un trucco: senza specifiche, il fornitore decide a posteriori cosa è "incluso". Vuoi una pagina contatti con mappa? "Extra". Una galleria? "Extra". Tre revisioni dei testi? "Pacchetto premium". Il prezzo iniziale è solo la porta d'ingresso.
Contromossa: pretendi una scheda con numero di pagine, sezioni per pagina, funzionalità specifiche (form, mappe, gallerie, blog, area riservata), numero di revisioni grafiche incluse e numero di revisioni contenuti incluse. Se non te le danno per iscritto, non firmare.
2. Lo sconto finto con "scadenza 48 ore"
Come si presenta: "Listino €4.500, per te €2.900, ma solo se firmi entro venerdì."
Perché è un trucco: il prezzo di listino esiste solo sul preventivo che ti hanno mandato. Nessun altro cliente lo ha mai pagato. È leva psicologica, non sconto.
Contromossa: chiedi tre clienti recenti che abbiano pagato il prezzo di listino pieno. Non te li daranno. A quel punto sai che il "tuo" prezzo è semplicemente il prezzo. La fretta è la prima bandiera rossa — un sito web non si decide in 48 ore, lo sa anche chi te lo vende.
3. "SEO inclusa" senza specifiche
Come si presenta: tra le voci compare "SEO base inclusa" oppure "Ottimizzazione SEO on-page".
Perché è un trucco: "SEO inclusa" può significare due cose — installare un plugin gratuito tipo Yoast e mettere i meta-tag base (lavoro da 2 ore) oppure fare keyword research, struttura semantica, ottimizzazione contenuti e linking interno (lavoro da 20-40 ore). La differenza in valore è 10x. Indovina cosa intendono loro.
Contromossa: chiedi cosa c'è dentro voce per voce. Keyword research per quante query? Ottimizzazione di quante pagine? Configurazione di Search Console e Analytics? Schema markup? Sitemap e robots? Se la risposta è vaga, "SEO inclusa" significa "plugin installato, buona fortuna".
4. Dominio e hosting "regalati il primo anno"
Come si presenta: "Dominio e hosting in omaggio il primo anno!"
Perché è un trucco: il dominio lo intestano spesso a sé stessi, non a te. L'hosting è sul loro account, quindi il sito è tecnicamente in mano loro. L'anno successivo o paghi il rinnovo al prezzo che decidono (spesso 3-5x il prezzo di mercato) o rimani senza sito. Se vuoi migrare altrove, ti chiedono "costi di trasferimento" inventati.
Contromossa: dominio sempre intestato a te (controllo Whois alla mano), hosting sul tuo account personale anche se gestito da loro. È il punto più importante di tutta la trattativa — un sito che non controlli non è il tuo sito. Ne ho scritto in dettaglio in Il sito è davvero tuo? 5 controlli.
5. La voce "altro / varie" non specificata da più di 300 euro
Come si presenta: in fondo al preventivo, una riga "Varie ed eventuali" oppure "Configurazione e setup" che vale 400, 600, anche 1.200 euro.
Perché è un trucco: è il cassetto dove finiscono tutte le voci che non vogliono giustificare. A volte è puro margine extra, a volte sono attività che dovrebbero essere già incluse nelle altre voci (e quindi paghi due volte).
Contromossa: qualsiasi voce sopra i 200-300 euro deve essere scomponibile in attività concrete. "Configurazione hosting" = quanti certificati SSL, quante email, backup automatici sì o no, CDN sì o no. Se non sanno o non vogliono dettagliare, taglia la voce e proponi di rivederla.
6. Manutenzione obbligatoria post-lancio
Come si presenta: "Canone di manutenzione obbligatorio €89/mese per 24 mesi" — clausola contrattuale, non opzionale.
Perché è un trucco: la manutenzione di un sito statico ben fatto costa 0 euro al mese. Anche un WordPress curato bene richiede 1-2 ore al mese, non 89 euro. Il canone obbligatorio è un modo per legarti per due anni e portare a casa €2.136 oltre il preventivo iniziale.
Contromossa: la manutenzione deve essere opzionale, mese per mese o anno per anno, disdicibile con 30 giorni di preavviso. Chiedi nel dettaglio cosa include: aggiornamenti CMS, backup, monitoraggio uptime, modifiche contenuti (quante ore al mese). Se non c'è scritto, non è incluso.
7. Pagamento 100% anticipato
Come si presenta: "Per dare priorità al tuo progetto, richiediamo saldo totale alla firma."
Perché è un trucco: nessuno spazio di leva per te se le cose vanno male. Tempi che slittano? Lavoro sotto le aspettative? Hai già pagato tutto, l'unica via è la causa civile. Inoltre è il segnale tipico di fornitori in difficoltà di cassa che usano i nuovi clienti per finanziare i progetti vecchi.
Contromossa: 30-40% all'avvio, 30-40% alla bozza grafica approvata, saldo alla messa online. Sono percentuali standard, riconosciute da chiunque lavori seriamente. Chi pretende il 100% subito ti sta dicendo qualcosa di importante su come gestisce il proprio business.
8. Senza tempistiche né penali
Come si presenta: il preventivo non indica data di consegna, oppure indica un generico "circa 60 giorni" senza alcuna conseguenza in caso di ritardo.
Perché è un trucco: senza penali, il tuo progetto è in fondo alla coda. I clienti che pagano in fretta i progetti urgenti hanno la precedenza, tu aspetti tre, sei, dodici mesi. Conosco progetti che sono partiti come "sei settimane" e sono finiti dopo un anno.
Contromossa: data di consegna scritta, milestone intermedie (bozza grafica entro X giorni dall'approvazione brief, prima demo navigabile entro Y giorni), penale del 2-5% per ogni settimana di ritardo non giustificato. Funziona da entrambi i lati: anche tu avrai obblighi di feedback entro tempi precisi.
9. Reference clienti non verificabili
Come si presenta: "Abbiamo fatto 200 siti, alcuni anche per multinazionali" — ma senza nomi, link o casi studio reali.
Perché è un trucco: numeri grandi senza prove. Spesso si tratta di template generici venduti come "progetti su misura", oppure di siti effettivamente costruiti ma da subappaltatori esterni, o di lavori vecchi di dieci anni che oggi non rappresentano più la qualità attuale.
Contromossa: chiedi tre link a siti recenti (ultimi 18 mesi) e i contatti diretti di due clienti per una chiamata di referenza. Un professionista serio te li dà senza problemi. Se cercano scuse ("riservatezza", "NDA", "i clienti non amano essere contattati"), il numero di progetti reali è molto inferiore a quello che dichiarano.
10. Tariffe junior con sconto, lavoro fatto da stagista
Come si presenta: l'agenzia ti vende il "team senior" in fase commerciale (mostrandoti il CV del titolare), poi il progetto cade in mano a uno stagista o a un collaboratore a 800 euro al mese che impara sul tuo sito.
Perché è un trucco: paghi tariffe da senior (40-80 euro/ora), ricevi lavoro da junior (con tempi tripli, errori e nessuna autonomia decisionale). È la pratica più diffusa nelle agenzie medie.
Contromossa: chiedi nel contratto i nomi delle persone che lavoreranno sul progetto, con relativa seniority e numero di ore stimate per ciascuno. Se il "senior" stima 4 ore su 200, sai chi farà il lavoro vero. Per piccoli progetti, il modello freelance evita strutturalmente questo problema — chi vende è chi fa.
Come negoziare: 3 domande killer da fare a tavolino
Quando hai il preventivo davanti, prima di firmare fai sempre queste tre domande. Le risposte ti diranno con chi hai a che fare meglio di qualsiasi referenza:
1. "Quante ore di lavoro hai stimato per ciascuna voce?" Se non sa o non vuole rispondere, il prezzo è inventato. Un professionista stima sempre in ore, anche quando ti vende un forfait.
2. "Cosa NON è incluso in questo preventivo?" Più importante della lista delle cose incluse. Se la risposta è "tutto è incluso", non è vero. Se la risposta è specifica ("non sono inclusi i testi, le foto stock, traduzioni, integrazioni con CRM esterni"), hai davanti qualcuno serio.
3. "Cosa succede se a metà progetto cambio idea su una sezione?" Le revisioni e i cambiamenti capitano sempre. Un professionista ha una policy chiara (es. "due revisioni grafiche incluse per pagina, dalla terza in poi tariffa oraria a 50 euro"). Chi risponde "non ti preoccupare, troviamo un accordo" sta preparando il terreno per chiederti extra in fattura finale.
Se vuoi approfondire la fase precedente — cosa chiedere prima ancora di ricevere il preventivo — ho scritto una guida dedicata in Cosa chiedere quando ti fanno un preventivo per il sito web, e una checklist sulle 10 domande da fare al fornitore in Come scegliere chi ti fa il sito: 10 domande.
Per i casi più gravi (preventivi gonfiati oltre il ragionevole, fatture per lavori mai consegnati, domini sottratti) puoi rivolgerti alle associazioni dei consumatori — la Federconsumatori ha sportelli dedicati anche ai servizi digitali e accoglie segnalazioni che, sommate, hanno già fatto chiudere studi noti.
Il punto
Un preventivo onesto è leggibile in 5 minuti, scomponibile in voci concrete, con tempistiche scritte e percentuali di pagamento ragionevoli. Se per capire il tuo costa più di 10 minuti, qualcosa non torna — e non è colpa tua, è progettato così.
La regola da portare a casa: paga per quello che capisci. Tutto quello che non capisci è quasi sempre quello che sta gonfiando il totale.
Se vuoi un preventivo scritto con il linguaggio dei trucchi smontati in questo articolo — voci dettagliate, ore stimate, niente "varie", dominio intestato a te, pagamento in tre tranche — scrivimi su stepdesign.prandi.net. Tre preventivi a confronto sono la cosa più sana che puoi fare prima di scegliere, e ti aiuto io a leggerli, anche se poi ne scegli un altro.
Per gestionali web e applicativi B2B su misura, l'analoga logica trasparente sul fronte software la trovi su stimoweb.prandi.net.
FAQ
Come riconosco un preventivo gonfiato per un sito web?
Tre segnali bastano: voci generiche senza ore di lavoro, totale che non si scompone in attività concrete, sconto applicato su un prezzo di listino mai mostrato prima. Se vedi anche solo due di questi tre, il preventivo è gonfiato.
È normale che il preventivo non specifichi le ore?
No. Un professionista serio stima il lavoro in ore o giornate, anche se poi ti propone un forfait. Se rifiuta di dirti quante ore stima per la home, per il blog o per le integrazioni, ti sta vendendo aria — e quasi sempre te la sta facendo pagare cara.
Cosa significa 'chiavi in mano' nei preventivi?
Nella pratica è una trappola tipica: significa che il fornitore decide cosa entra e cosa no, e tu scopri le esclusioni solo a lavori iniziati. Pretendi sempre la lista delle pagine, delle funzionalità, dei contenuti e dei limiti di revisione, oppure 'chiavi in mano' diventa 'chiavi che non aprono nulla'.
Quanto è ragionevole un acconto?
Tra il 30% e il 40% all'avvio è lo standard di mercato. Un secondo 30-40% a metà lavoro, il saldo alla consegna. Chi pretende il 100% anticipato non ti sta vendendo un servizio: ti sta chiedendo un prestito senza garanzia.
Posso negoziare un preventivo per il sito?
Sì, e nessun professionista serio se la prende. Si negozia togliendo o rimandando pagine e funzionalità (non chiedendo lo sconto secco), spostando attività in autonomia tua (testi, immagini), allungando i tempi di consegna. Negoziare sul perimetro, non sul prezzo finale.
Richiedi un preventivo